Il baniano e il sicomoro

zaccheo-e-gesu-b3321.jpgimages.jpegMi piace immaginare mia sorella che in questo momento sta seduta nel verde della selva, tra i gridi degli uccelli, sotto un baniano in un giardino tropicale di Auroville, nello stato del Tamil Nadu, nel sud dell’India. Di lì scrive un blog che si chiama “Uccel di bosco” e si trova qui: http://ucceldibosco.blogspot.com.
Il baniano, secondo il vocabolario Treccani, è un “albero sempreverde (Ficus bengalensis) originario dell’India dove è anche coltivato come albero sacro. E’ alto fino a trenta metri, con tronco molto grosso e rami quasi orizzontali, dai quali scendono numerose radici, che, col tempo, diventano come colonne sorreggenti il peso della chioma, che può coprire migliaia di metri quadrati. Deve il suo nome all’uso dei venditori di banane di tenere mercato alla sua ombra”.
Mi piace immaginare il fratello di mia sorella come se in questo momento stesse seduto sotto un sicomoro millenario in un lussureggiante giardino della città di Gerico. Al fratello di mia sorella, si sa, piace viaggiare con la fantasia. Purtroppo, in realtà, egli in questo momento sta seduto in un soggiorno urbano a Torino, in una quieta e fresca sera di febbraio, immerso in una bolla di lampada da tavolo, e sta leggendo il blog di sua sorella con una radio accesa in sottofondo.
La radio racconta piattamente una campagna elettorale, in piena crisi economica, nella quale un candidato promette l’abolizione di una tassa e la restituzione ai contribuenti di quella pagata durante la legislatura precedente. Ecco spiegato il motivo per cui il fratello di mia sorella ambirebbe a trovarsi quanto prima un posto comodo sotto un sicomoro millenario nella città di Gerico e lì restare in perpetua contemplazione dei propri piedi e di un vago vagolare di formiche.
Il sicomoro, secondo il vocabolario Treccani, è un “albero della famiglia delle moracee (Ficus sycomorus) delle regioni tropicali dell’Africa e dell’Asia, dal tronco molto robusto. E’ anche il nome commerciale del suo legno, di colore chiaro e molto leggero, discretamente resistente agli insetti ma non ai funghi, utilizzato localmente per oggetti di uso domestico e imballaggi leggeri. Era adoperato dagli antichi egiziani per le casse delle mummie”.
In assenza di formiche sul pavimento del salotto e stufo di contemplarsi i piedi infagottati nei calzettoni di spugna, il fratello di mia sorella si è alla fine determinato a dedicarsi alla lettura e leggendo qua e là ha scoperto che Luca l’evangelista, tempo fa, raccontò un fatto che secondo lui sarebbe avvenuto proprio a Gerico e proprio sotto un sicomoro.
Luca racconta che “un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere Gesù ma non gli riusciva a causa della folla poiché era piccolo di statura. Allora corse avanti e salì su un sicomoro”.
Un pubblicano, secondo il vocabolario Treccani, era un “appaltatore delle imposte che pagava allo stato una certa somma come introito di una tassa, che poi esigeva per proprio conto. La parola è soprattutto nota per la frequenza con cui ricorre nei vangeli, spesso in abbinamento con i peccatori e le meretrici”.
La storia del pubblicano di bassa statura che vuole vedere Gesù continua così: “Quando Gesù giunse sul luogo alzò lo sguardo e gli disse: Zaccheo, scendi, che mi vorrei fermare a casa tua. Zaccheo in fretta scese e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormorarono: Gesù è andato a casa di un peccatore. Ma Zaccheo disse al Signore: ecco, signore, io do la metà dei miei beni ai poveri e se ho frodato qualcuno restituisco quattro volte tanto”.
Consapevole del fatto che, nonostante quanto racconta Luca, poi Zaccheo non restituì nulla a nessuno e che il “figlio dell’uomo” non venne e non verrà “a cercare e a salvare ciò che era perduto”, al fratello di mia sorella non resta che raccontare questa storia a coloro che stanno seduti sotto tutti i baniani e tutti i sicomori veri o immaginari del mondo, e tornare a quardarsi i piedi. Riflettendo che certamente sarebbe tempo perso e fatica sprecata tagliare e inchiodare i preziosi e millenari legnami per costruire casse da morto per le mummie.

Il baniano e il sicomoroultima modifica: 2013-02-05T10:32:00+00:00da brunobur
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