Fuochi e racconti dall’Himalaya alle Langhe

1098298555.jpgPerché vi piace questo posto? Vi piace per la polvere? Vi piace per il vento? O vi piace per le strade sconnesse che mettono a dura prova la schiena? Sono parole di Seten Dorjay, le ho raccolte dal blog di mia sorella, Vilma, che quest’estate ha passato molte settimane tra la polvere e il vento, sulle strade sconnesse dello Zanskar, quella regione himalayana dove lavora la nostra associazione AaZ onlus, presso la Lamdon Model High School di Pibiting.
Seten Dorjay è un amico, sorriso aperto, pelle scura, occhi brillanti. Lavora in un ufficio pubblico a Padum, la vecchia capitale dello Zanskar, il villaggio più popoloso della valle. Ha una casa a Pibiting, non lontano dalla nostra scuola e tutti gli anni mette a disposizione dei volontari di AaZ onlus un paio di camere, la piccola cucina e un decoroso gabinetto. Una casa zanskara in stile zanskaro, un po’ più pulita, intonaci di cemento e una turca di ceramica blu per rispetto algli ospiti europei tanto fissati con l’igiene. Illuminazione fornita da un piccolo pannello solare, acqua portata a secchi dalla vicina pompa a mano.
Perché ci piace quel posto? Ci piace per lo sterco di vacca accatastato davanti all’uscio? Per le donne che raccolgono l’orzo con le mani, curve nei campi? Per i bambini dalle guance bruciate dal sole, coperti di sporcizia, ridenti e moccolosi? Ci piace per i disagi, per il freddo, per le nevicate ad agosto, per la polvere che ti prende alla gola? Forse ci piace per gli spazi aperti, per le vette himalayane, per i ghiacciai incombenti, per i cieli profondi, per il silenzio, per la luce del giorno e per il buio siderale della notte. Forse ci piace per la gente. Per il loro carattere e per la loro intelligenza. Per la loro filosofia buddista, per il loro rispetto per la pace e l’amicizia, per la loro ospitalità. Seten Dorjay, seduto timido sul bordo del letto della sua casa di Pibiting, accanto al suo figlio maggiore monaco a Bangalore, accanto al suo figlio minore allievo della nostra scuola, incarna un po’ tutto questo. E a Vilma chiede: perché vi piace questo posto? Tra l’ironico e l’incredulo. Non riesce a capire come mai da vent’anni un’associazioen europea aiuta trecento bambini zanskari a studiare, affrontando le difficoltà del volontariato in alta quota, mandando soldi, realizzando progetti. Lui sa, perché tutti sanno subito le cose in Zanskar, che Vilma è lì anche per aiutare l’associazione delle donne zanskare che sta cercando di alfabetizzare le donne adulte, di insegnare loro un mestiere, mentre ormai metà degli alunni della Lamdon School sono bambine e ragazze. Perché, si chiede Dorjay? E sorride. Vilma lì per lì non sa rispondere. Forse fa un gesto evasivo. E così fa Eliane, la responsabile dell’associazione francese con la quale lavoriamo. Una domanda a bruciapelo, una risposta non risposta. Poi, nella notte, Vilma ci ripensa, e scrive. Una risposta va data. Scrive a Seten Dorjay.
Sono nata in un paesino delle Langhe, scrive Vilma. Avevo quattro anni quando mi sono trasferita a Torino, perchè su quelle colline dure e difficili i miei genitori non riuscivano a vivere. Stavo tutta l’estate dai nonni e trascorrevo nelle Langhe anche le vacanze di Natale. Lassù non avevamo acqua corrente, non avevamo il bagno e il gabinetto era all’aperto, esattamente come qui adesso. Quando è nato mio fratello, nel 1962, la situazione era ancora quella. D’inverno avevamo una sola camera riscaldata. Prima di andare a dormire, per guardare fuori dalla finestra grattavo con le unghie i cristalli di ghiaccio. Mia madre ha scritto molto su quell’epoca e mio fratello sta continuando. Scriveva mia madre che prima di trasferirsi a Torino andava al mercato ad Alba, a venti chilometri dal paese, a piedi o con la bicicletta, camminava ridendo, scherzando e cantando insieme agli amici. Ora, continua vilma, siamo tutti ricchi. Abbiamo case confortevoli e riscaldate. Ora per andare ad Alba bastano venti minuti con la macchina ma ognuno viaggia solo sulla propria auto. Non si ride e non si canta più. Abbiamo perso molto. Qui in Zanskar vedo i bimni andare a scuola e mi sembra di vedere mia madre o mio padre, la situazione era la stessa. Vilma racconta di quando i suoi piccoli amici, sulle Langhe andavano al pascolo a cavallo delle pecore o aggrappati alla coda della vacca, dondolandosi, sotto l’occhio indulgente e ironico degli anziani. Gli zanskari, cosi sereni e cosi ospitali, mi ricordano i vecchi delle Langhe, dice Vilma, erano cosi. Uguali. Caratteri difficili ma ricchi di umanità che ora si è persa.  Ecco perche amo questo paese, scrive Vilma a Seten Dorjay, ecco perche ci vivo bene nonstante le condizioni difficili. Il mondo cambia, è inevitabile e necessario, ma cio che io vorrei è che gli zanskari abbiano condizioni di vita migliori e raggiungano il benessere come lo abbiamo raggiunto noi ma senza fare gli errori che noi abbiamo fatto.

Lo immagino, Seten Dorjay, che legge la lettera che Vilma gli ha lasciato prima di partire. Lo immagino immaginare le Langhe di qualche anno fa e i suoi contadini, con il suo sorriso enigmatico. Poi piega la lettera, con cura, la mette in tasca, preziosa, e si avvia sul sentiero che da Pibiting porta a Padum. Saluta una vecchia che arranca curva con il fagotto dell’orzo. “Julè ama san”. La vecchia sorride sdentata e agita una mano come a scacciare le mosche. “Ah julè julè”. “Bundì”. “Ah bundì, bundì, cerèa neh”.
 

Se volete sentire racconti o se avete storie da raccontare, vi invito a venirci a trovare a Serravalle Langhe, domenica sette settembre. Come facciamo da anni quella sera apriremo la nostra casa al pubblico e nel frutteto, tutti seduti intorno al fuoco, daremo vita alla manifestazione del “SERRAFALO’ – i fuochi e i racconti del sette settembre”, in collaborazione con “I Narratori di Macondo”. Si tratta del recupero di una antica tradizione langarola, i falò del sette settembre, che noi integriamo con racconti, canti e musica. L’invito è rivolto a tutti i lettori di “Strade di polvere”, e a chiunque desideri partecipare. Non si paga nulla. Basta arrivare verso le 18 per la merenda sinoira, magari portando qualcosa da mangiare o bere da condividere tutti insieme, oppure più tardi, all’imbrunire, per il rito dell’accensione del falò, e poi avanti, nella notte, per ascoltare le storie, i racconti, la musica intorno al fuoco come ai bivacchi antichi. File di bandierine tibetane uniranno idealmente mondi apparentemente diversi, apparentemente lontani, le Langhe come lo Zanskar, la cultura contadina che non ha confini. Le lingue e i dialetti del mondo.

Se volete leggere il racconto di Vilma andate su

http://zanskar-pa.blogspot.com 

 

Vi aspettiamo al Frutteto della casa delle Aie a Serravalle Langhe (CN) domenica 7 settembre 2008 a partire dalle ore 18. Visitate il sito del Serrafalò:

http://xoomer.alice.it/burb/Serrafalo.html