Naviganti

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La randa si gonfia di vento, il fiocco si tende nella virata, la bussola ruota, ruotano le ombre, il mare, intorno, ruota e rimane immutato, immutabile. Forse cambia un po’ il colore, la luce. C’è un silenzio che lo senti, se taci. Un silenzio che è il cigolio delle cime, strette a mordere il ferro dei winch come spire di serpi, è lo sciabordio del mare, è il tintinnio di qualcosa che batte. E’ la direzione del vento che cambia, è il traverso che diventa bolina.

Partire da un posto che si chiama Nettuno potrebbe essere di buon auspicio se chi scrive credesse negli auspici e negli dei. Ma anche se non ci crede è bello lo stesso partire da un posto che si chiama Nettuno, anche se non è altro che un porto di mare, nel Lazio, a sud di Anzio. Domani a Nettuno arriverò in treno, e a Nettuno mi attende Remo con la sua Dougouly.

Dougouly è una barca di dodici metri, un po’ vecchiotta, dice Remo, sarebbe ora di cambiarla, ma non c’è  cuore di abbandonarla dopo tante miglia passate in quel pozzetto, a torcere quelle cime, a dirigere quel timone, a regolare quelle tele. Ho veleggiato con Remo anni fa, a bordo della cara vecchia Dougouly, nel mar Tirreno, nel Mar Ionio, fino alle prime isole greche. Ma non importa il dove. Quello che conta è il mare. E il vento. Questa volta il nostro scopo saraà di riportare a casa Dougouly. E casa è in Liguria, la banchina di Porto Sole, a San Remo. Quella è la meta, in mezzo ci saranno le isole Pontine, l’arcipelago Toscano, un po’ di Corsica, ma soprattutto il mar Tirreno. Soprattutto il mare.

Io non sono un navigante. Remo lo è, lui si, un vecchio lupo di mare, con tanto di barba grigia e rughe, viso cotto dal sole, sguardo che guarda lontano. Non sfigurerebbe tra le pagine di Melville, Remo, in un altro tempo, o di Stevenson, non tanto di Conrad, più di Hamigway forse. Non sarebbe un pirata né un cacciatore di balene, marinaio, si, navigante. Adesso lo schermo del GPS illumina il tavolo da carteggio ma i tempi che ricordo sulla Dougouly era tutto uno scartabellare di carte e portolani, uno scorrere di matite temperate, un cancellare di gomme  a correggere rotte, a tracciarne di nuove. Si sentiva il vento, si teneva d’occhio la bussola, si scrutava la notte alla ricerca del lampo lontano del faro.

Ricordo le traversate notturne, le lunghe ore passate nel buio, nella quiete assoluta, nient’altro che il debole chiarore della luce rossa e verde a prua, e all’orizzonte i puntini delle navi, delle barche o di lampare di pescatori. Il mare calmo, il respiro lungo, l’onda che solleva con dolcezza, che depone, che solleva.

Ricordo anche il vento teso e gli spruzzi della bolina, il cielo scuro di nubi gravide di pioggia, il timone che freme, le cime che mordono i terzaroli, la barca che fila sbandata, che traccia una striscia di schiuma sulla pagina stropicciata di un mare di piombo.

Domani a Nettuno ritroverò Dougouly. Prenderò posto nella mia cuccetta e sentirò ancora l’odore forte, salato, del vento di mare. Prenderemo, credo, il largo al più presto. La terra, quando è ormeggiata a una barca, è un ingombro pesante. Non vedi l’ora di mollarla, di lasciarla andare, di vedere la banchina diventare costa e la costa assottigliarsi, diventare ombra, nascondersi oltre la curva dell’orizzonte.

Allora il caldo estivo, l’afa, le zanzare, il fracasso delle vacanze balneari, l’odore di creme solari, le autoradio, i locali alla moda, i ristoranti, le pizzerie, la puzza di fritto, le discoteche, gli schiamazzi, le luci frastornanti, le strade, le case, tutto si affievolisce lontano, scompare. Come non ci fosse mai stato. Non rimane che il mare e una barca. Allora è bello sedersi a guardarlo, quel mare, così vasto, guardarlo tutto, così sempre uguale eppure ogni volta così diverso, e andare. Allora è bello sgranocchiare qualcosa, versarsi un bicchiere, sorseggiare, rimanere lì seduti, tra il timone e le manovre, discorrendo di cose, di libri, di politica, di vita, di tutto, parlando piano. Piano. Perché in mare, quando è tutto tranquillo, quando non ci sono motori, si può parlare piano. E la voce ti arriva sonora e serena come una sera d’estate, come un tramonto.

 

Strade di polvere si prende un periodo di vacanza… in alto mare. Grazie per i vostri commenti, giudizi, interventi, se avrete voglia di metterli. Li leggerò al ritorno. Buona estate e, come dicono i naviganti, buon vento.