Ciao Franco

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Sedici anni di lavoro al Folk Club come volontario insieme a Franco sono un milione di storie da raccontare. Adesso che Franco non c’è più bisogna scrivere, per ricordare. Da quel milione di storie ne ho tirata fuori una. Una qualunque. Una piccola storia presa a caso dal mucchio.  Un piccolo ricordo per un grande amico che mi ha insegnato a conoscere e rispettare tutte le culture del mondo. E molto altro. Ve la voglio raccontare.

 

Estate 1994. Notte fonda, forse le due, le tre di notte, forse più tardi ancora. In giro non c’è nessuno. Un’automobile rossa percorre sotto la pioggia Corso Regina Margherita tra il lampeggiare dei semafori sull’asfalto lucido. Sovrasta l’automobile un enorme grappolo di palloncini colorati. I cordini tesi sono fissati al finestrino. Franco torna a casa con un regalo per la piccola Giulia.

I palloncini servivano a reggere in alto uno striscione che la cooperativa Arcobaleno aveva fissato, verticale, all’ingresso dell’area ristorante nel parco della Pellerina. Il temporale non aveva fermato il concerto. L’erba era verde sotto i riflettori. Sul palco l’attività era frenetica. Noi, alle prime gocce, avevamo tirato via in fretta e furia i dischi e i libri dalla bancarella del Folk Club ma li abbiamo rimessi fuori subito dopo la pioggia. Ricordo il fresco dei sandali nell’erba bagnata. Il concerto è andato bene, una folla.

Alla fine, in quel momento di stanchezza e di rilassamento dopo il lavoro intenso, quando i tecnici finiscono di smontare la strumentazione e coprono tutto con i teli di plastica, quando i bicchieri e le bottiglie sono stati raccolti dal prato, i camerini sono stati risistemati, il palco è stato sgombrato e tutti i riflettori sono spenti, in quell’ora in cui rimangono a vagabondare solo i tiratardi, ci ritroviamo, come sempre, intorno a un tavolo. Tutti, musicisti, organizzatori, operai, volontari. Una pastasciutta, un bicchiere di vino. Si parla di musica, d’arte, di politica, quasi mai di sport, mai di cose banali. Discorsi interminabili e mai terminati, si discute, ci si scalda con le parole e con il vino. La notte declina e la pioggia rimane sospesa per aria.

E’ tempo di andare. Si fa mattina e domani è un altro giorno. Franco tira giù lo striscione e prende i palloncini. E’ un regalo per Giulia, mi dice, e se ne va come un clown verso la sua macchina rossa. Lo vedo da lontano, dal finestrino della mia vecchia Panda, lui in macchina con i palloni colorati che sballonzolano, che si allontana tra i semafori spenti. Il viale è deserto, la pioggia ha ripreso a scendere, sottile, tutto è lucido.

Vedo il lampeggiare elettrico di una volante della polizia che si riflette sui palazzi. Hanno fermato Franco. Arrivo, rallento, tiro giù il finestrino. Franco ride come un matto e i poliziotti ridono con lui. Mi fa un cenno di saluto tra la pioggia. I poliziotti se ne vanno, certamente pensando che il turno di notte sarà anche duro ma ne vedi proprio di tutti i colori.

Franco svolta verso casa, lo vedo scomparire come un cartone animato in quel grigio notturno così blues. Domattina, quando Giulia si sveglierà, la sua cameretta sarà piena di palloncini colorati.

 

COMUNICATO STAMPA

ADDIO A FRANCO LUCA’

 

Torino, 16 giugno 2008

Il Centro Cultura Popolare – FolkClub, il Centro Regionale Etnografico Linguistico (CREL), Maison Musique e l’Union des Amis Chanteurs danno il triste annuncio della morte del loro fondatore, ideatore, anima, Franco Lucà, avvenuta serenamente ieri mattina. Franco non ha mai amato la retorica e le troppe parole, è quindi inutile soffermarsi su quale grave perdita sia questa per la cultura, la musica, l’arte. E’ sotto gli occhi di tutti.

Martedì 17 giugno a partire dalle ore 16 sarà allestita la camera ardente presso il Musicarium di Maison Musique (via Rosta 23 Rivoli) dove alle 20,30 si svolgerà un momento di saluto e ricordo pubblico. Tutti coloro che hanno conosciuto e amato Franco sono invitati a partecipare con una parola o una nota per lui.

Franco ha chiesto di non avere fiori, ma solidarietà alla causa che ha dato senso a tutta la sua vita.

Franco Lucà nasce a Gioiosa Jonica (RC) l’11 ottobre 1949. Nel 1958 la sua famiglia si trasferisce a Torino. Frequenta la Facoltà di Economia e Commercio fino al 4° anno (19 esami su 24), poi, ottenuto l’esonero dal servizio di leva per esubero, si dedica interamente alla libera professione (perito immobiliare per le assicurazioni) fino al 1999, anno in cui matura il diritto alla pensione.

Nel 1973 è tra i fondatori del gruppo torinese di musica popolare Cantovivo nel quale milita fino al 1983, partecipando alla pubblicazione di due audiocassette e tre LP (uno doppio ed uno premio Montreux Jazz Festival quale migliore disco folk europeo per l’anno 1982). Con il gruppo effettua oltre mille concerti in Italia ed Europa.

Nel 1983 fonda il Centro di Cultura Popolare di Torino. Nascono i primi corsi di canto, danza e strumenti tradizionali: il loro successo apre le porte alla collaborazione con Comune, Provincia e Regione Piemonte che diventerà negli anni stabile e proficua.

Nel 1984 la prima edizione del folkfestival Giugno in Cascina che inserisce il folk nei Punti Verdi torinesi e conterà dieci edizioni.

L’8 gennaio 1988 si registra al Tribunale di Torino la nuova pubblicazione mensile Folknotes con redattori Michele Straniero e Franco Lucà. La pubblicazione, ora bimestrale, è tuttora inviata gratuitamente a oltre 30.000 soci Folkclub.

Il 16 aprile 1988 nel centro storico torinese, in un locale ottenuto dalla demolizione di sei cantine, nel seminterrato di un palazzo del ‘700, nasce il Folkclub: 140 posti a sedere dove non si fuma, si beve solo nell’intervallo, si ascolta in assoluto silenzio solo musica dal vivo di qualità e si paga un ingresso medio-alto (una media di 60 concerti a stagione).

Dopo vent’anni anni Folkclub conta oltre 32.000 soci e registra la maggior parte dei concerti esauriti in prenotazione.

Sempre nel 1988, grazie a un accordo con il Ministero della Cultura di Trinidad & Tobago, in collaborazione con ILO e BIT di Torino, si realizza in città il Caribbean Carnival Fiesta con la partecipazione dei più famosi artisti di calipso del Caraibi.

Nello stesso anno si lancia il concorso Folkautore che porta alla produzione di un LP doppio di brani inediti dei tredici finalisti. Il concorso si ripete nel 1989 con finali e premiazioni ospitate dal Club Tenco nel ridotto dell’Ariston.

Ancora nel 1988 con Michele Straniero, Lucà fonda la  Federazione Italiana Musica Popolare che non raggiunge però le adesioni auspicate tra i promoter e gli artisti italiani di settore.

Il 7 aprile 1992 Michele Straniero, Emilio Jona, Giovanni Beccaria e Franco Lucà fondano il Centro Regionale Etnografico Linguistico che si avvale di un Comitato Scientifico universitario formato da Franco Castelli, Cesare Bermani, Renato Monteleone, Adriana Lai, Fausto Amodei, Angelo Agazzani e dai quattro fondatori. Lo scopo è di ospitare, riordinare, computerizzare e rendere gratuitamente consultabili materiali sonori e cartacei di musica tradizionale italiana ed internazionale.

Nel CREL confluiscono le raccolte private di Sergio Liberovici, di Michele Straniero, di Emilio Jona, del Centro Cultura Popolare e di altri ricercatori minori.

Il CREL è tra i primi in Italia a munirsi di una stazione di salvataggio audio-computerizzata, grazie alla quale i nastri magnetici vengono lavorati e poi riversati su supporto digitale. Per questo il Museo Nazionale delle Arti e delle Tradizioni Popolari di Roma affida nel 1999 al CREL il salvataggio del proprio archivio sonoro (2000 nastri originali di ricerca sul campo nel centro-sud italiano). Stessa cosa farà il Teatro Stabile di Torino, affidando al CREL il salvataggio del proprio archivio sonoro delle opere rappresentate. Il CREL produce pure alcuni CD, CD ROM, libri e cura particolari convegni di settore.

Nel giugno 1993 Lucà organizza il primo International Guitar Master cui partecipa, dopo 17 anni di assenza dall’Italia, Pete Seeger.

Tra gli anni 1994 e 1997 si attivano nella scuola dell’obbligo originali laboratori di canto popolare; negli istituti di riposo anziani quelli sulle canzoni degli anni ’40 e ’50, nella scuola media e negli istituti superiori quelli sui canti della Resistenza.

Nel 1994 nasce l’Associazione Pellerossa con il fine di ideare e organizzare l’evento musicale estivo della Città di Torino. Ne fanno parte il Folkclub, Hiroshima Mon Amour, Musica ’90 e il Premio Grinzane Cavour. La presidenza viene affidata a Lucà e rinnovata per nove anni. Si avvicendano nel Pellerossa Festival artisti quali Bob Dylan, Khaled, Sinead O’Connor, Jovannotti, Jamiroquai, Emir Kusturica, Goran Bregovic, Buena Vista Social Club, Joan Baez, Miriam Makeba, Noà, Compay Segundo, Alan Stivell, Los Lobos, David Byrne, Madredeus, C.S.I., Africa Unite, Almamegretta, Mau Mau, Ivano Fossati, Paolo Conte, Mercedes Sosa..

Negli anni maturano e si amplificano le collaborazioni artistiche con altre città, con l’Università,con la RAI, con le Mostre del Libro e della Musica, con il Teatro Regio.

Nel 1998, all’interno del Pellerossa Festival, Lucà lancia il concorso Green Age per i giovani autori e i gruppi emergenti. Il concorso è sostenuto dalla SIAE nazionale e nel 2000, alla terza edizione, partecipano 108 artisti da tutta Italia. Greenage Festival è tuttora attivo, presso Maison Musique, e offre ogni anno a circa 60 band emergenti la possibilità di esibirsi con attrezzatura professionale.

Sempre nel 1998 a Perpignan (F) nasce The European Network of Traditional Music and Dance che riunisce entità culturali consolidate di 15 paesi europei, anche al di fuori del MEC. A Lucà viene affidata la vicepresidenza.

Nel 1999 un nuovo progetto del CREL per la scuola relativo a laboratori di canto, danza e strumenti tradizionali è sostenuto dalla Regione Piemonte. L’esito di 114 corsi su tutto il territorio piemontese porta alla riconferma del progetto per il 2000 e alla compartecipazione della Città di Torino.

Nel 2000, in collaborazione con Ethnosuoni di Casale (AL), nasce l’etichetta discografica indipendente Folkclub Ethnosuoni tesa alle produzioni di artisti emergenti ignorati dal mercato discografico. Ad oggi il catalogo dei CD pubblicati conta 25 titoli.

A novembre 2000 Franco Lucà vince il Premio Tenco come operatore culturale, erano otto anni che questo premio non veniva assegnato a un italiano, l’ultimo era stato Virgilio Savona (Quartetto Cetra).

Nel 2002 il governo, attraverso la Regione Piemonte, gli affida l’organizzazione degli eventi musicali nell’ambito della Conferenza Nazionale delle Aree Protette che si tiene a Torino.

Sempre nel 2002, come già l’anno precedente, la Città di Torino affida al Folkclub l’organizzazione della serata commemorativa del 25 aprile.

Nel 2003 la Città di Rivoli affida al CREL l’ex mattatoio e fabbrica del ghiaccio. Su progetto di Franco Lucà il CREL vi realizza Maison Musique, il primo villaggio della musica in Italia, con sala concerto, sale di registrazione, museo degli strumenti, musicarium, centro di documentazione etnomusicologico, foresteria, ristorante, ecc. Il centro è inaugurato nel maggio 2004.

Nel 2006 Lucà pubblica il libro “FolkClub” (Liberodiscrivere Edizioni), che ripercorre tutta la sua attività di organizzatore culturale.

Nel 2008 Lucà organizza al Teatro Regio la Festa del Ventennale del Folkclub: una serata indimenticabile di musica con la partecipazione di 30 artisti provenienti da tutto il mondo.

 

Ciao Franco

Ciao Francoultima modifica: 2008-06-17T10:05:00+00:00da brunobur
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10 pensieri su “Ciao Franco

  1. Mi piace questo ricordo di Franco, sei bravissimo come sempre. Poche parole semplici senza retorica ma che ricordano così bene la sua figura e il suo modo di essere.
    Lo hai conosciuto molto bene e sei sempre stato così in sintonia con lui.
    Mi sembra di vedere Franco leggere queste tue parole e sorridere sotto i baffi.
    Poche parole, sì non era proprio il caso di parlare molto, ci si capiva al volo.
    Grazie per aver ricordato il pieno che lascia dietro di sè (il pieno, e non il vuoto come ci disse una persona che ben conosciamo).

    ciao Vilma

  2. Bruno grazie per queste righe, io che con Franco ho lavorato solo questi tre anni queste bellissime storie non le conoscevo .
    Questa condivisione ci rende tutti più vicini a lui .
    Io ti ringrazio nel mio piccolo per questo racconto così intenso che mi commuove e mi fa ridere nello stesso tempo.
    Grazie
    Rossella

  3. Ciao Ross,
    grazie a te e a chi ha inserito i commenti sul blog, è una cosa che mi fa semrpe molto piacere e in questo caso, parlando di Franco, particolarmente… Ho pensato che le storie del Folk Club vanno scritte e raccontate proprio adesso. Sto cercandone altre, quelle più vecchie soprattutto, quelle quasi dimenticate. Ho anche scoperto che raccontarle mi fa bene, mi tira su. E’ un po’ come in quei bellissimi romanzi sudamericani dove la gente muore e torna a vivere, almeno nei racconti…
    Grazie
    ciao
    Bruno

  4. E forse oggi che ci stiamo preparando alla messa di Trigesima, Franco potrebbe dirci:

    La morte non è nulla.

    Non conta.

    Io me ne sono andato nell’allegra compagnia di chi ha smesso di aspettare la morte.

    Non è successo niente.

    Tutto resta esattamente com’era.

    Io sono io e voi siete voi e la vita passata che abbiamo vissuto così bene insieme è immutata, intatta.

    Quello che siamo stati uno per l’altro lo siamo ancora.

    Chiamatemi con il mio vecchio nome.

    Parlate di me con la facilità che avete sempre usato.

    Non cambiate il tono della vostra voce.

    Non assumete un’aria forzata di solennità o di dolore.

    Sorridete, pensate a me e pregate per me.

    Fate che il mio nome rimanga sempre quella parola familiare che è stata.

    Pronunciatelo senza sforzo, senza che diventi l’ ombra di un fantasma.

    La vita significa ciò che ha sempre significato.

    È la stessa cosa che è sempre stata.

    C’è una continuità assoluta, ininterrotta.

    Cos’è questa morte se non un incidente insignificante?

    Perché dovrei essere lontano dal vostro cuore dal momento che non sono con voi?

    Vi sto soltanto aspettando, da qualche parte, molto vicino, appena svoltato l’angolo.

    Va tutto bene.

  5. ciao Renata, grazie per questo bel commento, Franco approverebbe. Mercoledì sera ci siamo trovati tutti insieme al Folk Club per parlare del futuro. Confesso che prima di scendere la scala che porta al nostro scantinato mi sono fermato un attimo a sentire la voce di Franco che saliva da basso. Non l’ho sentita. Ma c’eravamo tutti noi, i suoi amici e i suoi collaboratori, pronti a far ripartire la macchina che nemmeno per un attimo si è inceppata. Solo un piccolo groppo alla gola, ma lui si farebbe una risata. Non abbiamo cambiato il tono della voce, non abbiamo espresso dolore nè solennità perché il primo appartiene a una sfera profonda che si consola nella vicinanza, nel ricordo e nell’affetto degli amici, mentre la seconda non appartiene al nostro mondo di semplicità, ma ad altri, ipocriti e insinceri. Noi siamo quelli dello scantinato, della chitarra, del bicchier di vino, dell’osteria. Quelli dell’amicizia, della politica, quelli delle idee, della musica, della cultura popolare. Noi siamo quelli che Franco ci ha insegnato ad essere. Uscendo dal Folk Club, mercoledì sera, mi sono fermato un attimo in cima alle scale ad ascoltare la voce di Franco. E l’ho sentita.
    ciao e grazie
    Bruno

  6. Hai riportato un bellissimo episodio….dolce e sorridente…
    Con Franco abbiamo vissuto serate intere, Maurizio ed io, per otto anni al ritmo di due, tre volte la settimana….ore piacevoli in amicizia, a scambiarsi idee e imparare molto….sulla vita e sulla musica….
    Ne abbiamo condiviso i problemi immensi, e ricevuto una lezione di vita unica.
    Ora ascoltiamo ancora la sua voce, ne vediamo il sorriso, ne immaginiamo i pensieri, ma …non è come prima…
    Manca la parte di noi che viveva in lui, una parte di vita importante, un affetto insostituibile.
    E anche tutto ciò che non potrà più fare.E sarebbe stato moltissimo…
    Il suo non-futuro manca e mancherà…
    Ed io sento la sua mancanza, eccome….
    Grazie, Bruno…
    Ciao
    luisa

  7. Leggo questi bellissimi racconti, queste emozioni intime e vere e mi verrebbe voglia di fare altretanto… ma non ci riesco… non ancora… forse perchè non posso considerare la morte un incidente insignificante…. per ora vi ringrazio bihotz-bihotzetik…. (credo si possa tradurre in un “con tutto il cuore” ma ha per mè qualche sfumatura, qualche intensità in piu)
    un grazie speciale a Bruno e Luisa.
    Ana.

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