Strade di ghiaccio

Dominick

Vi voglio raccontare una storia misteriosa. Incomincia con un aereo della Finnair che atterra sull'algida pista di Ivalo, Lapponia finlandese, a tarda sera del 26 marzo 2000. A quelle latitudini il mese di marzo è ancora pieno inverno. Le case di Ivalo giacciono sotto una spessa coltre di neve. La notte artica risplende di stelle. Lo schiaffo del vento mi prende già sulla scaletta. C'è una donna bionda, capelli corti, si chiama Dominick Arduin, è francese ma vive a Ivalo da molti anni. Sulla jeep che ci porta a Kilopaa Dominick mi dice che non sarà lei a farci da guida per la nostra spedizione con gli sci attraverso la Lapponia ma ci affiderà a Mikko, uno studente finlandese esperto di geologia e antropologia all'università di Stoccolma. Lei, Dominick, sta per partire per l'Himalaya dove parteciperà al Raid Gauloise.
Dominick è una donna intrepida. Campionessa mondiale di kayak nel 1981 poi esploratrice delle foreste canadesi e delle tundre russe e quinta classificata all'Eco Challange in Argentina nel 1999. Vincerà anche il Raid Gauloise ma quella sera a Ivalo ancora non lo sa.
L'indomani nel calore di uno chalet del parco nazionale di Kilopaa ci troviamo con Dominick e Mikko davanti alla carta geografica a tracciare il percorso del nostro viaggio. Seguiremo gli itinerari dei pescatori del ghiaccio, i Sami che perforano la crosta sui laghi finlandesi per raggiungere con le lenze le acque nere generose di pesce. Gran parte del percorso sarà sui laghi ghiacciati. Tirerà vento, dice Dominick. Poi ci inoltreremo tra i colli, le foreste di abeti dove si aggirano mandrie di renne. Ogni tanto incontreremo le motoslitte dei pescatori e i cacciatori lapponi con gli sci e il fucile a tracolla. Arriveremo al villaggio di Inari dove assisteremo alla festa lappone e al Reindeer Racing, la gara di sci al traino delle renne sulla superficie dell'Inari Jarvi. Dominick ci saluta con la mano guantata e torna a Kilopaa in jeep mentre noi affrontiamo controvento i primi chilometri di ghiaccio. Sentirò parlare di Dominick anni dopo, incuriosito dopo qualche ricerca su internet. Scoprirò che dietro di lei si cela un mistero.
Maggio 2001. Dominick Arduin e Jean-Marc Perigaud tentano di raggiungere a piedi il polo nord magnetico. Riescono a percorrere 450 dei 700 chilometri che separano il polo da Resolute Bay. Poi devono abbandonare la missione.
Marzo 2003. Dominick affronta in solitaria il polo nord geografico. Nessuna donna è mai riuscita nell'impresa. Lunedì 17 marzo la base di Khatanga riceve un messaggio da Dominick. Una placca di ghiaccio ha ceduto e l'esploratrice è caduta in acqua. Martedì 18 marzo, dopo una telefonata con il centro medico specializzato di Chamonix, Dominick deve rinunciare. Il mattino successivo due elicotteri partono da Khatanga e dopo undici ore di volo avvistano l'esploratrice e la prendono a bordo. Dall'isola di Sredny un aereo la porterà a Norslik. Il 20 marzo Dominick è a Mosca poi viene trasferita a Ginevra e infine arriva a Chamonix. Se la caverà ma perderà le dita dei piedi.
Ma Dominick non molla. La donna di ghiaccio riprende gli allenamenti seguita da "Ben", la guida d'alta montagna Francois Bernard, alpinista, esploratore dell'artide e dell'antartide, direttore della base polare di Barneo a un centinaio di chilometri dal polo nord. Abitare in Lapponia, dice Dominick, è un grande vantaggio, vivo sette mesi nella neve a temperature tra meno 20 e meno 30 gradi e avendo vissuto vicino al Mare di Barents ho anche una certa esperienza delle grandi tempeste.
Giovedì 4 marzo 2004. Cape Arctichevski, 81 gradi e 10 primi di latitudine nord, 96 gradi e 3 primi di longitudine est. Le condizioni meteorologiche non sono eccellenti. Un volo sulla zona rivela ghiaccio instabile. Altri cinque esploratori, Ben Saunders, Bettina Aller, Jean Gabriel Leynaud e Wave Vidmar, preferiscono partire da un'altra zona più lontana dove il ghiaccio sembra più solido. Dominick Arduin e Frédérique Chamard Boudet partono da Cape Arctichevski venerdì 5 marzo. Sabato 6 marzo Frederick cade in acqua e deve rinunciare all'impresa. Dominick procede da sola. La sera del 6 marzo la base riceve un debole sengnale da Dominick non sufficiente per localizzarla. Dovrebbe aver percorso circa 25 o 30 chilometri. Dominick ha due telefoni satellitari ma a quelle latitudini le apparecchiature sono poco affidabili. Poi più niente. Nei giorni successivi si susseguono le missioni di soccorso con gli elicotteri. Pare abbiano avvistato tracce di sci in un punto in cui il ghiaccio sembrava rotto, come per prendere acqua, e ricompattato successivamente. Un bivacco? Giovedì 18 marzo gli elicotteri recuperano Bettina Aller e Jean Gabriel Leynaud a 83 gradi nord e 97 est. Continuano le ricerche di Dominick. Si spera che il silenzio sia dovuto a un guasto delle apparecchiature. Ma di Dominick Arduin non si saprà mai più niente.
Il 16 ottobre 2004 il Times pubblica un articolo che rivela dubbi sulla sorte di Dominique Arduin. In aprile, scrive Charles Bremner, gli elicotteri hanno abbandonato le ricerche senza aver trovato traccia dell'esploratrice. La Arduin aveva un sofisticato equipaggiamento di comunicazione e cibo per 17 giorni, scrive il Times.
Coloro che la conoscevano bene, in Francia e in Finlandia dove Dominick ha vissuto per quindici anni, affermano che la donna ha parlato della sua infanzia sulle Alpi francesi, dei suoi genitori morti in un incidente stradale, ha parlato dell'esistenza di un fratello e di una sorella e ha dichiarato di essere malata di cancro. Sven Pahajoki, un giornalista finlandese amico di Dominick, ha scritto un libro sulla sua vita e sul mistero della sua scomparsa. Secondo le indagini di Pahajoki Dominick avrebbe passato la sua infanzia a Parigi, i suoi genitori sarebbero morti in circostanze diverse e a distanza di tempo, lei avrebbe solo un fratello e non avrebbe mai avuto il cancro. Pahajoki riporta la testimonianza di uno zio di Dominick che afferma che la nipote potrebbe aver deciso di simulare la sua scomparsa per incominciare una nuova vita probabilmente in Russia. La teoria è controversa e qualcuno sostiene che Dominick potrebbe aver deciso di suicidarsi.
Henri Hirvenoja, che ha aiutato Pahajoki nelle ricerche, afferma che c'è una grande probabilità che Dominick Arduin sia ancora viva. Negli ultimi anni, dice Hirvenoja, Dominick aveva studiato intensamente la lingua russa. Pahajoki afferma di aver deciso di scrivere il libro dopo aver scoperto le numerose inconsistenze del passato della Arduin. Era surreale, dice, tutto ciò che scoprivamo sul suo passato risultava falso, Dominick viveva in una specie di favola. Tuttavia Pirjo Salonen, collaboratore della Arduin, ha affermato che la probabilità che Dominick sia viva è palusibile quanto quella che sia vivo Elvis Presley.
Io non so se Dominick oggi sia un cadavere sotto il ghiaccio delle grandi distese artiche o se sia scappata in Russia e ora, sconosciuta in qualche isba sperduta nella taiga, stia leggendo con un soriso le notizie controverse sul suo passato e sulla sua sorte. In ogni caso di lei mi resta il ricordo di quella sera passata a Kilopaa a sorseggiare succo di mirtillo bollente tracciando righe sulla carta geografica.

Fonti principali
www.transpolair.com
agonist.com
www.timesonline.co.uk by Charles Bremner

Zanskar-pa

Se fai progetti per un anno semina il riso
Se fai progetti per dieci anni pianta degli alberi
Se fai progetti per tutta la vita educa un bambino
(proverbio cinese)

L'associazione Aiuto allo Zanskar onlus vi invita, se vi trovate a passare per Torino tra l'8 dicembre e il 6 gennaio 2006, a visitare la mostra fotografica Zanskar-pa presso "i Cinque Sensi" in via Carlo Alberto 5/a. Si tratta di un documentario dedicato agli zanskar-pa, popolazione di cultura tibetana che vive a 3500 metri di quota nello Zanskar, regione dell'India himalayana tra Ladakh e Kashmir, Tibet e Pakistan. AaZ onlus da quasi vent'anni sostiene la Lamdon Model High School nel villaggio di Upti Pipiting. La mostra nasce dal lavoro che Tina Imbriano e Eliane Serveyre hanno svolto sul campo nell'estate 2006 incontrando le famiglie degli allievi. Il percorso espositivo è un viaggio per immagini e racconti nei villaggi zanskar-pa, uno spaccato di vita quotidiana che sottolinea la fatica delle estreme condizioni di vita ma anche il coraggio, l'orgoglio e la simpatia che traspare nei sorrisi dei bambini e nella dolcezza dei nonni all'ombra dei gompa e dei chorten, nell'armonia dei mantra, nel colorato sventolare delle bandiere di preghiera sullo sfondo delle grandi montagne.

Dalla newsletter "Himalaya e dintorni" di Marco Vasta:

Metti una scuola sotto l'albero di Natale.
Quale è la scuola più remota dell'Himalaya? Forse la LMHS di Upti in Zanskar, rispondo automaticamente! Conosci una Onlus che spende per il proprio funzionamento solo il 3,5% di quanto raccoglie, e investe tutto il resto del bilancio in progetti? Da anni seguo il progetto della Lamdon Model High School assieme a tanti lettori di questa newsletter raccolti in Aiuto allo Zanskar. La scuola è nata per volontà dei genitori per supplire ad una carenza della scuola statale del Jammu-Kashmir dove l'insegnamento avviene in urdu, lingua non usata in queste famiglie di cultura tibetana. In molti villaggi i genitori si sono organizzati aprendo scuole private dove si parla "bodhi", cioè la lingua madre dei ragazzi. Ladakh e Zanskar, come tutta l'India, non hanno bisogno di beni importati dall'estero. L'India produce computer e vestiti, ingegneri informatici e insegnanti, medicinali e DVD, biciclette e quaderni per la scuola. Quello che manca in molte regioni sono i finanziamenti per acquistare tutto ciò. Da 18 anni "Aiuto allo Zanskar" è presente in questa regione che in tre decenni è passata da una economia agropastorale di montagna, basata sul baratto, a nuovi sistemi economici. Per i giovani l'unica possibilità di lavoro è l'arruolamento nell'esercito.

Sostegno a distanza della scuola o di un allievo.
Puoi aiutare la Lamdon Model High School diventando socio sostenitore (118 euro all'anno) o impegnandoti per il sostegno agli studi di una ragazza o di un ragazzo (138 euro annui). Per sostenere la scuola, ti chiediamo un impegno di almeno 3 o 4 anni, in modo di poter contare su bilanci di previsione duraturi. Per il sostegno agli studi chiediamo un impegno per 12 anni, dalla materna alla seconda superiore. Puoi anche fare una donazione fiscalmente detraibile. Nel prossimo marzo 2007 inizierà la nuova LKG, la classe dei più piccolini. Ognuno di questi 26 bambini e bambine comincerà la sua carriera scolastica. Sono inoltre stati immessi 3 allievi nella quinta classe,1 in settima e 4 nella nona. Vuoi aiutarli negli studi? Qualunque sia la tua scelta, sarai il benvenuto.

Volontariato a 3600 metri (mission Zanskar 2006).
Una splendida valle himalayana a 3600 metri dove non c'è un albero, non c'è acqua corrente, non c'è luce elettrica, i telefoni funzionano saltuariamente, se ti ammali c'è un solo medico per un'area di 9.500 chilometri quadrati. L'unica strada che ti unisce all'India è spesso interrotta per frane. Quassù ha vissuto nella scorsa estate Tina Imbriano, volontaria inviata in Zanskar da AaZ onlus.

Biglietti di auguri per acquistare i pannelli solari.
Abbiamo concluso l'accordo con Auroville per l'installazione dei pannelli solari alla scuola. Jos van Denakker, tecnico inviato da AuroRE, ha visitato la LMHS nell'estate 2006. Tornerà nel luglio 2007 per l'installazione. Per aiutarci in questo progetto puoi acquistare (o a tua volta vendere) un set di 10 biglietti augurali. Tina Imbriano e Stefano Pensotti sono i fotografi scelti quest'anno per i biglietti augurali di Aiuto allo Zanskar onlus. Le dieci immagini di Tina e Stefano sono state tutte scattate nella valle dello Zanskar dove sorge la Lamdon Model High School sostenuta da Aiuto allo Zanskar onlus.

Il sito di Marco Vasta dove è possibile trovare informazioni, iscriversi alla newsletter "Himalaya e dintoni", acquistare libri e altro materiale per sostenere AaZ onlus:
www.marcovasta.net

Acquisto on-line biglietti natalizi per il progetto pannelli solari:
http://www.aazanskar.org/cs/i mages/BA2006/Biglietti_Augural i .asp

Il sito di AaZ:
http://www.aazanskar.org

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Aiutiamo 300 bambini a studiare nell'India Himalayana