L’ultima Rivoluzione

Noi siamo l'unico popolo al mondo ad avere una dea vivente, dice il Sadu, e indica Durga Square. C'è uno strano edificio, basso, isolato. Non ha l'aspetto di un tempio ma non è nemmeno una casa qualunque. Le finestre sono sbarrate e oscurate, c'è un'aria tetra, di sacrificio e devozione. E' la casa della dea-bambina: la Kumari. Non invecchia mai, la dea, da secoli. Quando sarà donna un'altra bambina prenderà il suo posto nella casa. Nessuno può vedere la dea bambina prigioniera. Solo una volta l'anno viene portata fuori, in processione, agghindata e imbellettata come una madonna, su una portantina d'oro, per le vie della città. Voi, dice il Sadu, avevate un dio incarnato, molti anni fa, ma noi siamo l'unico popolo al mondo ad avere una dea vivente.
La storia del Nepal è degna di un film o di un romanzo di avventura. C'era un re che viveva in un palazzo nel cuore della città. Si chiamava Birendra, figlio di Mahendra Bir Bikram, figlio di Tribhuvana, successore del maharaja Jung Bahadur. E c'era un principe ereditario che si chiamava Dipendra, figlio del re Birendra. Questa storia incomincia con un fatto di sangue ancora avvolto nel mistero tra le mura del palazzo reale. Accade che un giorno, nel giugno 2001, il figlio uccide il padre, brutalmente, e massacra l'intera famiglia reale. Poi tenta di togliersi la vita ma non ci riesce e finisce per essere proclamato re. Tuttavia Dipendra, il re assassino, dopo pochi giorni morirà e il trono passerà all'unico sopravvissuto della famiglia: suo zio Gyanendra, fratello del re assassinato.
Questo è il prologo, e qui incomincia la storia. Il film. Il romanzo. I protagonisti sono tre: re Gyanendra il tiranno; Girija Prasad Koirala, un vecchio che fu Primo Ministro del regno; Prachanda il Feroce, un guerriero ribelle, capo dei temuti rivoluzionari maoisti. L'azione si svolge sullo sfondo di una delle più affascinanti città dell'Asia, Kathmandu, che per magia e suggestione è paragonabile solo a Istanbul, Lhasa e Gerusalemme.
Il popolo si ribella al suo re. Scena corale. I più feroci sono i guerrieri di Prachanda, la loro rivolta è sanguinaria già sin dal 1996. Ma il re non è da meno. Scatena i suoi eserciti. Anni di tensione e repressione. Nel febbraio 2005 il re scioglie il parlamento ed esautora il governo, accusato di incapacità nel contrastare i guerrieri di Prachanda. Scoppia la rivolta. Nel mese di aprile 2006 inizia quella che sarà ricordata nella storia come la Rivoluzione d'Aprile.
Sette sono i capi della rivolta, uniti sotto la bandiera dell'Alleanza dei Sette Partiti. All'alleanza si uniscono i guerrieri di Prachanda. Tutti fanno fronte unico per destabilizzare il re. Capo della rivolta, riconosciuto da tutti, è il vecchio Gjiria Prasad Koirala. Una folla immensa si accalca sulla Ring Road, l'anello stradale che circonda la città. Dentro, il re ha imposto il coprifuoco. L'esercito presidia le strade. Il popolo avanza verso il centro della città. L'esercito attacca. E' la guerra civile. Morti. Feriti. Nelle prigioni si tortura e si uccide. Molti dimostranti semplicemente scompaiono.
Nessuno può girare libero per la città, nemmeno i giornalisti, nemmeno gli osservatori delle organizzazioni per i diritti umani, nemmeno le ambulanze. L'esercito imbottiglia i rivoltosi nelle lunghe vie del centro che portano verso Durbar Square, verso il palazzo reale, e sparano. Fumo di lacrimogeni, corpi calpestati, pallottole di gomma e pallottole di piombo. Sangue per le strade. Il re accusa il colpo, dichiara di essere disposto a concedere ai Sette Partiti la nomina del Primo Ministro ma nessuno gli crede. Gli scontri continuano. Il 24 aprile, a Chautara, 120 chilometri dalla capitale, i guerrieri di Prachanda assaltano un carcere e alcuni uffici governativi. L'esercito non riesce a fronteggiare la rivolta che travolge il paese.
Alla fine, il 2 maggio, l'ottantaquattrenne leader della Rivoluzione d'Aprile, Girjia Prasad Koirala, è il nuovo Primo Ministro del Nepal. Viene dichiarata una tregua. Vengono annullate tutte le nomine dei ministri e burocrati del re. Anche i ribelli maoisti proclamano il cessate il fuoco. Prachanda, il 31 maggio, dichiara: smuoveremo cielo e terra per far si che abbiano successo i colloqui con il nuovo governo, per farla finita con dieci anni di guerra civile.
Questa è la storia del Nepal, il paese delle grandi montagne, degli Sherpa, delle spedizioni alpinistiche, dei villaggi isolati, dei monasteri, degli yak. Il paese dei Sadu e dei Lama, il paese della Kumari. Chissà se aveva paura la dea bambina, asserragliata nella casa di Durga Square, mentre fuori infuriava la battaglia? Chissà se può piangere, una dea, come una bambina qualunque? Ora verrà il monsone a lavare il sangue dalle strade di Kathmandu.

Forse non si può raccontare la storia del Nepal come fosse un film o un romanzo. Il lieto fine, si sa, apparitene al cinema e alla letteratura. Nella realtà i fatti si susseguono, si smentiscono, si complicano, non ci sono sigle, titoli di coda, capitoli, dissolvenze. La storia del Nepal, come tutte le storie dei popoli e delle nazioni, è una storia lunga e complessa. L'intento di questo articolo è puramente divulgativo. La Rivoluzione d'Aprile, la rivolta di un popolo intero contro una monarchia dispotica, è un fatto epocale di cui si è detto troppo poco sui mezzi di comunicazione di massa. Ma se volete approfondire vi consiglio di andarvi a leggere l'acceso dibattito tra i sostenitori delle varie fazioni, dal partito del Congresso ai maoisti ai monarchici, sulle pagine web del blog nepalese "United We Blog For A Democratic Nepal". Leggerete una vera pagina di Storia. 

Fonti:
United we blog for a democratic Nepal: www.blog.com.np
Amnesty International: www.amnesty.org – www.amnestynepal.org
WarNews: www.warnews.it
PeaceReporter: www.peacereporter.net