Trent’anni di Argentina

C'è un libro che non riesco a chiudere. L'ho letto e riletto ma ogni tanto lo riapro, rileggo qualche pagina, poi lo chiudo e lui rimane lì, sul tavolo, e mi guarda. Copertina nera, titolo bianco. In alto a sinistra il profilo arancione dell'America Latina e il titolo inquietante della collana: Continente Desaparecido. Lui, l'autore, lo ricordo sin dai tempi della mia adolescenza. Non me ne vorrà se lo associo involontariamente ai fusilli al ragù e alla cotoletta impanata, al tinello degli anni settanta in cui mia madre portava in tavola mentre io finivo di apparecchiare e papà pigiava il bottone del piccolo televisore in bianco e nero. Nel livido sfarfallio elettrico compariva lui, Italo Moretti, al tavolo del TG. Parlava d'Argentina. I miei pensieri vagavano ai compiti non finiti, alla cartella da preparare, mentre la voce pacata di Italo Moretti, nel silenzio tintinnante di stoviglie, parlava d'Argentina. Il peronismo. Il generale Videla. Il golpe. I desaparecidos. Le manifestazioni popolari. La guerriglia. I Montoneros. L'Esercito Rivoluzionario del Popolo. Le madri di Plaza de Mayo.
Due decenni dopo al bambino cresciuto venne l'avidità di vederlo dal vivo, quel Continente Desaparecido, di camminarci dentro, di incontrare chi ci vive. I miei ricordi sono troppi per farli stare tutti qui. Ricordo una Buenos Aires meravigliosa, nel sole di una ancora fresca primavera. Ricordo di aver indugiato a lungo davanti alla Casa Rosada, che io ricordavo grigia dai TG di Italo Moretti e che invece è rosa davvero. Percorsi i selciati di Plaza de Mayo, calpestati dai turisti nell'ora dello shopping. Viaggiai per le strade lunghe che vanno al sud. Era il 1997, ventuno anni dopo il colpo di stato dei militari, l'epoca di Menem, dell'inflazione al 400%, l'epoca della parità del peso con il dollaro imposta per legge, l'epoca della Gran Estafa, la Grande Truffa che pochi anni dopo avrebbe portato il paese al disastro economico, alla bancarotta. Io andavo al sud, a vedere i pinguini di Punta Tombo, le foche di Valdez, la danza delle balene nel Golfo Nuevo. Pedro parlava di politica, viveva tra la Spagna e l'Argentina, si occupava d'arte e di cultura, conosceva bene l'Italia, gestiva una estancia, in Patagonia, chilometri di prati e pecore, e faceva la guida turistica per arrotondare. Benvenuto aveva parenti italiani, ci accolse a Puerto Madryn in casa sua e ci preparò una grigliata indimenticabile. Argentini amichevoli, cordiali e sorridenti. Raggiunsi Rio Gallegos, la provincia di Santa Cruz, dove da cinque anni governava Nestor Kirchner, l'uomo che nel 2003 avrebbe sconfitto Menem, l'uomo che oggi, dopo trent'anni di sfaceli, sta salvando l'Argentina. Di lì proseguii per le Ande, il magico Cerro Torre. Ricordo Tomas, con cui rimasi al Chalten quasi fino all'alba a sentire racconti di alpinismo in un castigliano pulito, pura poesia. Raggiunsi la Terra del Fuoco, il sud, e mi affacciai allo stretto di Magellano, dove finisce il mondo.
Ma non è quella l'Argentina che trapela dalle pagine scarne, aridamente giornalistiche, di Italo Moretti. Moretti non indugia sul sentimento, non scrive poesia, non racconta niente di più della bruciante verità documentata. Trent'anni di Argentina. Dal colpo di stato del 1976, quando il generale Jorge Rafael Videla, il brigadiere dell'aeronautica Orlando Ramon Agosti e l'ammiraglio Emilio Eduardo Massera esautorarono il debole governo di Isabelita Peron e instaurarono uno dei più sanguinari regimi militari della storia dell'umanità. L'epoca in cui essere delegati sindacali significava finire alle torture nella terribile Scuola Superiore di Meccanica della Marina e scomparire sottoterra, o sbriciolati dalla dinamite, o scagliati nell'oceano dalla stiva di un aereo militare. Ma sfogliando la cronaca agghiacciante di Italo Moretti, non è solo l'infamia della dittatura e la sofferenza della popolazione oppressa che mi lascia senza fiato. Non è solo l'indifferenza e la collusione dei poteri forti internazionali, l'interesse degli Stati Uniti con Kissinger che, prevedendo l'elezione del democratico Jimmy Carter, scrive ai generali argentini: "se dovete ancora uccidere cercate di sbrigarvi"; non è solo l'indulgenza verso i carnefici, e anzi l'appoggio alla dittatura garantito ufficialmente da monsignor Adolfo Tortolo, presidente della Conferenza Episcopale, peccato mortale riconosciuto in ritardo dalla Chiesa; non è solo questo a lasciarmi senza fiato. Tra le pagine della prima parte del libro di Moretti quello che mi lascia senza fiato è' il capitolo 14. Sono quelle sei pagine in cui compare il nome di Licio Gelli, della sua famigerata loggia massonica Propaganda 2, l'uomo che trama nell'ombra, l'uomo che ha  in mano i continenti. Licio Gelli, l'ex legionario di Spagna, l'ex Repubblichino di Salò, l'ex confidente di Juan Peron, di cui Giulio Andreotti dice: "Davanti a Licio Gelli mancava poco che Peron si genuflettesse. Ne rimasi impressionato". Licio Gelli, l'unico che sopravvisse alla morte di Peron e alla caduta del governo di Isabelita, al Colpo di Stato, e che non solo cadde in piedi ma che fece genuflettere persino i generali. L'uomo che associò alla P2 l'Ammiraglio Massera della triade golpista, l'uomo che portò a Buenos Aires il Banco Ambrosiano di Calvi con la vicepresidenza affidata a Carlos Coda, ex ufficiale di marina e uomo di Massera, e quindi di Licio Gelli. Questo è quello che mi fa restare senza fiato.
Ricordo quando nel 2001 Marta venne in vacanza in Italia. L'epoca dei generali era tramontata, Videla aveva confessato, la Chiesa aveva chiesto perdono, l'Argentina aveva recuperato la democrazia ma navigava nei debiti e sembrava scivolare in un baratro senza fondo. Era passata l'epoca di Alfonsin, era passata l'epoca di Menem e della Grande Truffa, era arrivata l'epoca di Fernando de la Rua, che di lì a poco sarebbe fuggito in elicottero dalla Casa Rosada. Il Fondo Monetario Internazionale, rappresentante dei poteri forti di Europa e Stati Uniti, incombeva pretendendo dall'Argentina il pagamento di un debito estero spaventoso con interessi altissimi. Vidi Marta sbiancare quando seppe per telefono la novità. Lei era qui, in Italia, ma a Cordoba, la sua città, e in tutta l'Argentina, il governo aveva bloccato per legge i conti correnti. Non si potevano prelevare più di 250 dollari alla settimana. Il provvedimento fu chiamato il "corralito". Scoppiò la rivolta sociale. Dopo la fuga di De la Rua, durante il breve governo di Eduardo Duhalde, il corralito verrà modificato: potranno essere prelevati fino a un massimo di 2000 pesos al mese. Ma i 2000 pesos che all'epoca di Menem, di Alfonsin e di De la Rua valevano 2000 dollari, ora ne valgono 571. L'Argentina dichiara lo stato di insolvenza. Non pagherà mai più i suoi debiti. Bancarotta. I titoli pubblici argentini sul mercato internazionale, i cosiddetti "tangobond", sono carta straccia. Non valgono più niente.
E' in questo clima che gli argentini chiamano dal sud, dalla provincia di Santa Cruz, da Rio Gallegos, Nestor Kirchner, l'uomo che salirà alla Casa Rosada a salvare le sorti dell'Argentina nel maggio del 2003. Kirchner riuscirà a saziare con un solo boccone le avide fauci del Fondo Monetario Internazionale. L'equivalente di 8 miliardi e 202 milioni di euro passeranno dalla Banca Centrale di Buenos Aires al Fondo Monetario Internazionale, e  quindi alle casse europee e statunitensi. Poi si riuscirà a dare qualcosa anche ai titolari dei tangobond, poco, ma meglio che niente. Speriamo che la nuova Argentina di Kirchner, insieme al Brasile di Lula, al Cile della Bachelet, al Venezuela di Chavez,  rappresenti oggi il nuovo corso del Continente Desaparecido, sempre che non ci mettano lo zampino potenti organizzazioni internazionali, logge occulte, cartelli di banche, imprenditori senza scrupoli, Finanzieri o generali. Il libro di Italo Moretti si conclude con parole di speranza. L'Argentina non vuole più piangere.
Ecco. Ora il libro è chiuso, qui sul tavolo, e mi guarda. Trent'anni d'Argentina in 130 pagine. Lo prendo, lo sistemo nello scaffale accanto ai libri di Fosco Maraini, di Gino Strada, di Tiziano Terzani, di Giuseppe Tucci… E' in  buona compagnia.
Non piangere più, Argentina!

Per informazioni sulla collana Continente Desaparecido potete visitare:
www.giannimina.it

Italo Moretti
L'Argentina non vuole più piangere
Sperling e Kupfer Editori
Il sito della casa editrice è:
www.sperling.it