Il Canto del Mondo – 2 – Scalpiccii sotto i platani

“Sant’Anna di Stazzema è in alta Versilia, su in alto, e per arrivarci c’è una strada tutta curve che oggi si fa in macchina, ma a quei tempi là, che si andava a piedi, era tutt’altra cosa!”
Più o meno incomincia così il racconto. Lei è Elisabetta. Esile, bruna, scalza, capelli lunghi e neri, un po’ scomposti come da un colpo di vento, un vestitino semplice, color azzurro cenere. Accanto a lei c’è Matteo, il violinista. Quando penso a un violinista, chissà perchè, io non penso a un uomo in frak, col farfallino. Penso piuttosto a un uomo semplice, con l’aria da intellettuale scapigliato, popolare, di strada. Il violinista di Dooney sarà stato più o meno così. Dal suo strumento evapora poesia, struggente, in perfetto accordo con la voce di lei, che non canta, racconta.
“Su per quella strada veniva sempre un uomo che portava talvolta una manza, un porco, bestiame che veniva a vendere alla fiera di Sant’Anna. Tutti lo aspettavano, soprattutto i bambini, perché lui raccontava le storie. E portava in paese le novità del mondo. Prima ancora di vederlo comparire, là dalla curva, lo sentivi fischiettare…”.
Fischietta, Elisabetta, una vecchia melodia popolare in quel silenzio della notte garfagnana, e tu sei là, a Sant’Anna, in quei tempi, a scrutare la curva aspettando di veder comparire l’uomo con le bestie, il Melquiades della Versilia, che viene a raccontar le storie.
A questo punto devo descrivere la situazione. San Romano in Garfagnana, per arrivarci ci ho messo un po’ da Villafranca in Lunigiana, dove ho piantato la mia tenda, per quelle vie strette e tortuose. Ho anche avuto la fortuna che per mettere un po’ di benzina nel Rottame, che non mi mollasse tra quelle curve, ho fatto una breve deviazione a Casola Lunigiana. Il benzinaio mi ha consigliato di fare l’altra strada, quella che scende da Casola a Minucciano, entra nel Parco Naturale delle Alpi Apuane e arriva sul lago di Gramolazzo prima di risalire a Piazza al Serchio. Quanto mi piacciono le strade secondarie, scovate per caso, che aggirano e si perdono e non ti portano subito alla meta, ma ti fanno via via dimenticare il dopo per goderti il durante! A volte sono sagge, le strade, soprattutto quelle antiche, e bisogna saperle ascoltare. Comunque dopo Piazza al Serchio si sale a San Romano. Un borgo bellissimo, di sasso, viottoli selciati, scorci poetici, una minuscola piazzetta sulla quale si affaccia la chiesa. Lì, in quella brezza notturna, un palco, un leggio, due sedie. Nient’altro. Dietro, l’abisso della notte, i profili dei monti che si intravedono appena, ombre gigantesche nell’ombra.
Un rintocco di campana e incomincia la storia. Un’ora. Un’ora di silenzio attento, tutti incollati ad ascoltare la voce di Elisabetta Salvatori, sottolineata dalla musica di Matteo Caramelli. Scalpiccii sotto i platani è il titolo dello spettacolo. Quegli scalpiccii sono i passi dei bambini che giocano alla settimana sulla piazza di Sant’Anna, dove, dice Elisabetta, adesso c’è un silenzio innaturale. Il giocare dei bambini mi porta per un attimo, col pensiero, a un’altra piazza, la piazza della mia infanzia, in un borgo lontano, nelle mie Langhe, dove invece dei platani c’erano gaggìe, e ancora ci sono due imponenti ippocastani. A quell’ombra, in quei pomeriggi estivi, quanti scalpiccii nella mia memoria, di settimane, palle prigioniere, pugno, tingolo e nascondino!
Ma poi a Sant’Anna, in quei tempi là, si è fatta stanca e triste la voce dell’uomo che porta il bestiame alla fiera e le notizie del mondo. Ed è successo quel che è successo. Elisabetta lo sa raccontare da metterti i brividi. La notte, anche lì a San Romano, diventa gelida e vuota e in quel vuoto, mentre la melodia del violino si fa stridula, vibrante, precipita l’orrore indicibile e cala quel silenzio che non andrà più via. Il Canto del Mondo, questa sera a San Romano, è un canto di guerra, di orrore e dolore. Sul volto di Elisabetta è scolpito un sorriso infantile, il sorriso di chi non potrà mai capire.
E’ in programma ancora, il racconto di Elisabetta, a Ramiseto, il 20 agosto, nel programma del Canto del Mondo. Se siete in zona, andateci.
Quando poi tutto finisce, la folla sfolla e si spengono le luci, faccio fatica ancora un po’ a scuotermi da quell’incanto. Scendo al bar sulla strada dove ho lasciato il Rottame, mi faccio fare un caffè forte per affrontare la notte e la via tortuosa che mi riporterà in Lunigiana. A ogni svolta, a ogni borgo, a ogni pieve illuminata, a ogni campanile, risento nella notte la voce di Elisabetta che mi racconta quel silenzio innaturale, freddo, che sessant’anni fa è calato su Sant’Anna di Stazzema, e che non andrà più via.
Il Canto del Mondo – 2 – Scalpiccii sotto i plataniultima modifica: 2005-08-10T09:05:00+00:00da brunobur
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