Il Canto del Mondo – 1 – Al Passo della Colla

“…Fu allora che Arkady sentì parlare del groviglio di invisibili sentieri che copre tutta l’Australia, che gli europei chiamano le Vie dei Canti e gli aborigeni le Impronte degli Antenati. I miti aborigeni narrano di creature totemiche che nei Tempi del Sogno percorsero il continente cantando il nome di tutte le cose, e col loro canto fecero esistere il mondo”.
Che ci sia una connessione tra il Canto del Mondo, il cui rito, per me, si è appena concluso, e le Vie dei Canti di Bruce Chatwin?
Lo so, non volevo farlo: citare Chatwin in un blog come Strade di Polvere è la cosa più banale del mondo. Uno poteva scommetterci milioni, che prima o poi una citazione di Chatwin sarebbe comparsa, facendosi ricco. Ma il LA involontario me l’ha dato Maurizio Maggiani (si, proprio lui, quello a cui ho già dedicato una pagina, se avete voglia di cliccare indietro sul calendario). Il Canto del Mondo è un’idea sua. E un po’ pensando ai numi totemici degli aborigeni e ai miei sandali impolverati, nonché agli ingranaggi costantemente incancreniti e sgangherati della mia bicicletta, un po’ pensando alla magia di una sera di stelle in una piazza tra i monti e una voce che racconta nel silenzio delle foreste, ho preso il Rottame, ci ho caricato quattro stracci e la vecchia Gios Milarepa, e via son partito. Spiegazioni: il Rottame è una vecchia Panda, adolescente, ormai quasi quattordicenne, arrugginita, uno sconquasso di macchina, ma piena di coraggio; la Gios Milarepa è l’altro mio mezzo di trasporto, quello a pedali, quello con gli ingranaggi incancreniti, che non capirò mai da che parte devo ruotare la ghiera del cambio per renderlo più morbido se troppo duro o più duro se troppo morbido. Tant’è che ogni volta che passo da un rapporto all’altro la Gios Milarepa urla e strepita, contesta e s’incazza, ma poi va, brontolando. Va. Insomma con tutti e tre i miei mezzi di trasporto, compresi i sandali, ho preso la via verso il Canto del Mondo.
La bicicletta l’ho portata perché sono convinto che sia l’unico mezzo, a parte i sandali, che consenta di percorrere il mondo senza ferirlo, con la giusta lentezza e con la giusta fatica. “Gli aborigeni viaggiano con passo leggero. Meno rubano alla terra, meno dovranno restituirle”. La Gios Milarepa l’ho chiamata così non perché voli, come si dice sapesse fare l’omonimo poeta tibetano, autore dei mgur’bum, i centomila canti, cantore, anche lui, del mondo, ma perché ogni sua pedalata è un mantra. Gios, invece, non è nient’altro che il nome della fabbrica che l’ha costruita.
Insomma, divagando divagando, eccomi a sputar sangue e recitare mantra, quasi più vicini alla bestemmia che alla preghiera, su a pedalate per una delle più accidentate e ripide Strade di Polvere che abbiano mai percorso con la sola forza le mie gambe. Intorno, una vertigine di panorami mozzafiato. Lassù, in cima, sempre troppo lontano, che sembra quasi si allontani di dieci metri ogni giro di ruota, il Passo della Colla. Si sale da Val di Tacca. E sali e sali, polvere e sudore, di fianco a te, lassù, il monte Navert, gigantesca prua di roccia, ti guarda e tace. Lo so, bastardo, che mi prendi in giro perché soffro e gemo. Ma tu sei montagna! Ed io un insetto. E chi te l’ha detto che c’è più dignità a esser montagna? I numi totemici che t’han chiamato Navert e t’hanno fatto esistere in tutta la tua consistenza di granito e di foreste? O quelli che m’han chiamato uomo e m’hanno fatto esistere nella mia miseria di carne e sangue? Non ti burlare di me, gigante Navert, che io sempre insetto rimango, sui grovigli di polvere delle tue strade, e tu sempre sarai Montagna!
Però salgo. Sbuffo, stantuffo, e salgo. Un camper mi sorpassa in una tosse che annebbia. Si ferma. Scusa, mi fa lui dal finestrino, è questa la strada che si collega in cima con Lagdei? Direi di si, rispondo; là sotto c’è un bivio equivoco ma se abbiamo preso giusto questa è la via del Passo della Colla, che affronta il Navert, scolletta, precipita sui Lagoni e prosegue per Lagdei. Però, continuo, senz’altro vai meglio tu col tuo motore che io con questi sandali impolverati e questi pedali pesanti. Non so, risponde lui, con questo mica lo so se arrivo in cima… avessi una bicicletta io non avrei problemi. E svanisce in un polverone. Beato te, gli dico dietro. Intanto adesso lui è già a Lagdei davanti a una birra fredda, e io son qui che sbuffo e sputo. Ma Gios Milarepa, bestemmiando, va, e il Navert mi sorride. Hai capito, montagna, che sposto meno polvere io di quei motori che passano ossessionati sempre dalla meta, dal traguardo, e non si accorgono del paradiso di foreste e abissi che li circonda, metro dopo metro, svolta dopo svolta, man mano che i tornanti vanno in quota.
E infine, quasi senza accorgermi, pensando ad altro, la strada si fa piana. Improvvisamente il pedale è morbido e leggero, il sandalo vittorioso spinge senza resistenza. Alzo gli occhi. Un prato. Tre cavalli bradi, un adulto e due puledri biondi, mi guardano curiosi. Loro così belli, lucidi, puliti, e io infangato di sudore e polvere. Avessi visto tre unicorni, e loro un orco, le nostre espressioni sarebbero state le stesse. Là in fondo campeggia un cartello. Il Passo della Colla. Non ti preoccupare, Navert, non ho conquistato nulla, non ho nulla da doverti restituire. Son solo venuto ospite fin quassù a godere i tuoi panorami. Quelle guglie, quei monti lontani che portano nomi di fiaba: il Monte Fosco, il monte Quadro, il Malpasso, il monte Aguzzo, il monte Orsaro, il Lagastrello (dove, mi vien da dire, un giorno una strega deve aver posato il suo mantello). Questo è senz’altro un nodo delle vie dei canti dove gli antenati erano più ispirati che mai. Grazie a Loro, per averti fatto esistere, Appennino! E grazie a te per il freddo oscuro di quella foresta di abeti, fitta da sembrar notte, che di là scende, fino ai lagoni, vertiginosa e nera.
Del Canto del Mondo, di Maurizio Maggiani, di quella sera di stelle in una piazza tra i monti, di quella voce che racconta nel silenzio, ancora non ho detto nulla, ma per ora può bastare. Seguirà.
Il Canto del Mondo – 1 – Al Passo della Collaultima modifica: 2005-08-09T08:50:00+00:00da brunobur
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