Un omaggio

Abbiamo saputo la notizia ieri sera. Dedichiamo ancora qualche minuto per rendere un omaggio a un grande viaggiatore. Ci teniamo a farlo da qui, da Lhasa, proprio dal cuore dalla sua amata Asia. Ciao Tiziano. E Grazie.

Abbiamo il permesso

Rientrati a Lhasa, finalmente una buona notizia. Ieri e’ stato riaperto il Kailash. Questo significa che non solo potremo percorrere l’itinerario previsto, ma anche che potremo intraprendere il Kora, cioe’ il sentiero dei pellegrini intorno al sacro monte Kailash. L’inconveniente ci ha causato qualche ritardo e dovremo correre un po’ piu’ del previsto. Inoltre il monsone quest’anno e’ piu’ intenso del normale. Confidiamo nel bel tempo. Questa sera, qui a Lhasa, fa caldo e c’e’ una splendida luna quasi piena. Che sia un segnale di buon augurio?

Il popolo che sorride

Provate a immaginare una valle a forma di mezzaluna. lunga piu’ di dieci chilometri da spigolo a spigolo. Con in mezzo un fiume impetuoso che si scava un corso sinuoso tra i prati. Intorno, montagne imponenti. In mezzo, pascoli, prati verdi e un villaggio. In alto, a mezza costa sulla montagna, un monastero arroccato con le sue pagode d’oro. Siamo a Drigung, qualche ora di jeep a nord di Lhasa. Qui si sta svolgendo un evento che si ripete soltanto ogni dodici anni. Un grande raduno di popoli. Una festa tibetana unica nel suo genere. Nemmeno Tholkien, con tutta la sua sfrenata fantasia di elfi, silfidi, gnomi, maghi, guerrieri, nani e folletti, saprebbe descrivere tutta questa moltitudine. Ometti minuscoli, con gambali rossi e neri, di pelle, con la punta rivolta all’insu’, con rade barbe bianche, grosse pance avvolte in casacche di pelle… Alti guerrieri Khampa, con i lunghi capelli avvolti attorno al capo in fiocchi rossi, con al fianco vistosi pugnali d’argento, e addosso giacconi bordati di pelle di lupo o di leopardo… Donne dallo sguardo fatato, con acconciature di turchesi e coralli, con collane e cinture di conchiglie, gonne multicolori e vestiti di pregiate stoffe rosse dai ricami d’oro… Vecchiette rugose dalle lunghe trecce, infiocchettate di nastrini colrati, che camminano barcollando, ruotando incessantemente il mulinello di preghiera… Colonne di cavalieri in sella a piccoli cavalli biondi, con lussuose selle rosse e d’oro, con cappelli a larga tesa… Pellegrini. Tutta la valle, sterminata, e’ un gigantesco accampamento. Arrivano con tutti i mezzi: a cavallo, sui camion, sui minuscoli trattorini BCS, su vecchi pulmini, in moto, a piedi. Arrivano da ogni dove. Convergono, dopo giorni e giorni di viaggio, sotto le piogge monsoniche, qui, nella valle di Drigung. Si parla di centomila persone. La polizia dice piu’ di duecentomila. Potrebbero essere tranquillamente anche mezzo milione. Mezzo milione di volti sorridenti. Mezzo milione di persone in festa. Ci troviamo nel bel mezzo di scene epiche: il guado dei fiumi, l’affollamento sui ponti, serpentoni infiniti lungo le strade, file e file di pellegrini lungo i sentieri alti, carovane interminabili. Poi, in fondo alla valle, la calca per raggiungere il prato in cui quattrocento monaci celebrano i loro riti, i canti e le musiche delle preghiere buddiste. Impossibile avvicinarsi se non alla fine della cerimonia, quando la gente incomincia a sfollare. E il rientro, poi, verso il nostro accampamento, in quella fiumana, e’ un’esperienza unica. Si procede adagio, pressati, i piedi nel fango, sotto la pioggia talvolta sottile, talvolta battente. E si ride. In lingue diverse, tra persone con culture incomprensibili, si comunica, ci si guarda, ci si capisce, si sorride. L’attraversamento di un torrente, un piede che scivola, un tuffo. E si ride. Una vecchia matrona a cavallo, il cavallo che alza la coda, la folla che dietro calpesta. E si ride. Un bambino ti dice baibài ochèi uotsiornèim, tu rispondi Tashidelè. E si ride. Un vecchio ti guarda sdentato. Ti consiglia di scendere di li’, che il sentiero e’ migliore, lo saluti, ti saluta. E si ride… Tutta la notte andranno avanti a smontare i campi, a caricare i loro mezzi di fortuna, a incolonnarsi in un fracasso di motori lungo le alte strade tibetane. Li ritroveremo ancora il giorno dopo, e due giorni dopo, e tre giorni dopo, lentissimi, in viaggio, in sosta a Reting, a Tetum, per un ultima visita ai monasteri, lungo la via del ritorno alle loro case, ai loro villaggi. Vedo una famigliola composta da una vecchia, una ragazza e una bambina. Mi viene da pensare che alla prossima festa di Drigung la vecchia non ci sara’ piu’, la donna sara’ una vecchia e la bambina magari porterà sua figlia. Così si perpetua il ciclo. Come un eterno Kora di generazioni.

Il problema del Kailash

La notizia ci ha colpiti come una fucilata. Sotto il sole cocente di questi 3600 metri sul livello del mare, sulla terrazza dell’hotel Banak Shol, siamo a colloquio con il nostro corrispondente qui a Lhasa. Sul tavolo, tra le tazze di the, abbiamo disteso un paio di mappe del Tibet. Si sfogliano freneticamente le fotocopie, i fax, ci si scambiano i numeri dei cellulari. Si fanno progetti, si organizza. Il governo cinese ha chiuso la regione del Kailash. Bang! Una fucilata. Chiusa. Dal 22 luglio. E non si sa se e quando riaprira’. I motivi sono incerti, si parla di turisti che non abbiano rispettato i tempi dei visti, o di sconfinamenti dal Kashmir. Insomma, non si va. Noi dobbiamo raggiungere il Xinjiang. C’e’ qualche possibilita’ che si riesca ad ottenere un permesso speciale di transito, saltando il previsto Kora del Kailash. Bisogna discutere e contrattare. Ma oggi e’ domenica. Nessuna possibilita’ di metterci in contatto con gli uffici governativi. Il corrispondente ci dice che tutto quello che possiamo fare e’ aspettare lunedi’. Nel frattempo studiamo un piano alternativo. C’e’ un’altra strada che raggiunge il Xinjiang, puntando direttamente verso nord. Probabilmente e’ piu’ impegnativa ma e’ l’ultima nostra risorsa. Lunedi’ sapremo il verdetto. Nel frattempo ci rincuora sapere che avremo l’opportunita’ di assistere a una festa buddista a Drigung. Vi faremo sapere.

Shangri La

No, non e` piu` la stessa cosa. Arrivare a Lhasa lungo un vialone rettilineo infinito, costellato di lampioni moderni e insegne pubblicitarie, tra case nuove con coloratissime scritte cinesi, non e’ piu’ la stessa cosa. Ti viene da pensare che questa non e’ Sangri La. Poi, dietro la curva, vedi comparire il Potala e la tua immaginazione comincia a galoppare. Cancelli tutto il contesto e lasci l’essenziale. e Lahsa torna ad essere uno dei luoghi del mito. Cominciano i palazzi vecchi, imbiancati a calce, tutti uguali, con le grandi finestre sventolate dalle mantovane multicolori. Cominciano i vicoli e il mercato. Li’ Lhasa ti colpisce come una mazzata. E’ vero, i viali sono tutti lastricati di pietra e pulitissimi, e’ vero, davanti al Jokhang si stende una vasta piazza in stile cinese, che sicuramente non c’entra nulla con l’architettura di Lhasa. Ma la gente! La gente e’ quella. Una fiumana di persone trea le bancarelle, costumi, acconciature, perline colorate, monaci, donne, bambini. Abiti improbabili e strani. Tutto c’e’, per le vie di Lhasa, e di piu’ delll’immaginabile.

Kathmandu

L`aereo scende. Sotto e` tutta una distesa di nubi. Solo le cime dell`Annapurna osano sfidare il monsone. L`aereo scende. Kathmandu ci accoglie nella pienezza dei suoi colori. Il verde brillante delle risaie, quello piu` cupo del bosco, il rosso dei mattoni, il bruno della terra tra gli specchi delle pozzanghere. Kathmandu, se ci arrivi per la prima volta, e magari per la prima volta in Asia, ti offre una sintesi del nostro immaginario indiano. A Kathmandu ci trovi tutto Emilio Salgari. Trovi i Sadu cosparsi di cenere. Trovi le scalinate sulle sponde del fiume Bagmati dove ardono le pire funerarie. Trovi le pagode hindu accanto agli stupa tibetani. Trovi ovunque una spiritualita` diffusa fatta di offerte, devozione, pratica. E se ti aggiri di notte nei pressi della casa dove vive la Kumari, la dea bambina, cercando di scorgerla tra le grate oscure dei balconi, ti senti veramente spettatore e parte del grande mistero dell`Asia. C`entra poco, Kathmandu, con quello che sembreremmo cercare in questo viaggio. Qui siamo in Nepal. Noi cerchiamo il Tibet e il Xinjiang, le grandi minoranze del continente Cina. Ma ci e` sembrato necessario inserire Kathmandu, approfittando di questi due giorni in attesa del volo per Lhasa e dei visti, un po` difficili da ottenere, per il Kailash, per fare un percorso ideale, straordinario, nella spiritualita` asiatica. Kathmandu, hindu. Tibet, buddista. Xinjiang, islamico. C`e` un bel po` di Asia in tutto questo. A risentirci a breve, speriamo, dal Tibet.

Ancora qualche informazione

Raggiungeremo Kathmandu via Dubai, e poi Lhasa, in aereo. Di qui percorreremo la via che va verso occidente fino al monte Kailash, nei pressi dei laghi Manasarovar. Tenteremo di intraprendere il Kora, il sentiero dei pellegrini, che si percorre in senso orario intorno alla montagna sacra. Poi imboccheremo la Xinjiang Road verso nord, lungo i confini del Ladakh indiano, fino a scendere nella arroventata piana di Kargilik, ai margini occidentali del deserto del Taklamakan. Da Kargilik seguiremo una delle varianti della via della seta verso Hotan, importante snodo carovaniero, poi procederemo verso Turphan, oasi di grande fascino dove ci riposeremo all’ombra dei pergolati d’uva bianca, e concluderemo il viaggio nella città di Urumqui dove ci aspetterà un aereo per Mosca e per l’Italia. Questo è più o meno l’itinerario che ci proponiamo di percorrere. L’intenzione è quindi di attraversare le due regioni occidentali della Cina che rivendicano la loro autonomia: il Tibet, di cui si sa, e il Xinjiang, la terra del popolo Uighur, di ceppo turco-arabo, di religione islamica. Grazie per i commenti che avete inserito su queste pagine. A presto.

Prima di partire

Oggi è lunedì. Ultima settimana, poi si va. L’itinerario è impegnativo. La prossima settimana saremo in Tibet. Cercheremo di connetterci, se sarà possibile, da qualche Internet Point, se lo troveremo, nelle città principali. Lo scopo non è pubblicare un diario di viaggio in senso stretto. E’ piuttosto un tentativo di comunicare sensazioni ed emozioni dal vivo, sul posto, a caldo. Non sempre la qualità letteraria dei testi sarà eccellente. Probabilmente ci troveremo a scrivere in fretta e male, su connessioni lente e difficili. Chissà se troveremo tastiere occidentali o solo caratteri cinesi? Ci proveremo. A presto.